Quella che vedete sopra è la “nuvola” delle 150 parole più utilizzate da Barack Obama nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’ONU: come potete riscontrare (se volete, ingrandite l’immagine cliccandoci sopra) le parole pronunciate più spesso dal presidente degli Stati Uniti durante il suo intervento sono state “nazioni“, “gente“, “mondo“, “pace“, “lavoro“.
Questa, invece, è la stessa nuvola, stavolta elaborata analizzando il discorso di Silvio Berlusconi.
Ebbene, anche in questo caso il termine pronunciato con maggiore frequenza è “paesi” (cioè, grosso modo, il “nations” di Obama), il che lascerebbe intravedere un vago quanto insperato barlume di analogia tra i due interventi; la parola che si piazza al secondo posto, tuttavia, provvede immediatamente a dissipare qualsiasi illusione.
Pace? Gente? Mondo? Lavoro?
Macché: la parola più utilizzata dopo “paesi” è “L’Aquila“.
Si vede che il nostro Presidente del Consiglio continua a trovarsi più a suo agio con gli spot che con la politica.
Anche alle Nazioni Unite.—
Immagini realizzate con Wordle.
Via Metilparaben


Stanno per arrivare a Milano, anzi ci sono già ma si costituiranno ufficialmente il prossimo 13 giugno. Sono i nazisti dell’Illinois in salsa meneghina, quelli della
Un anno fa, di questi giorni, Barack Obama e Hillary Clinton si contendevano la candidatura alla Presidenza nel mezzo della più intensa e incerta campagna elettorale che si ricordi. Oggi l’America si presenta con volto, parole, atti, stile di governo, profondamente mutati: legalità costituzionale, risparmio energetico, apertura al mondo islamico, nuove relazioni con Cuba, bando alla tortura, avvio di riforme sociali. Futile arroganza, uso della paura, miopia hanno ceduto il passo a serietà, calma, ascolto, sguardo lungo. È scattato il meccanismo essenziale della democrazia: cambiare in modo pacifico una politica e un governo di cui il popolo è scontento.